Le voci perdute degli dèi presenta un'antologia dei saggi più significativi di Julian Jaynes, lo psicologo statunitense che ha formulato una delle ipotesi più radicali e controverse sull'origine della coscienza.
Attraverso un'articolata ricerca che intreccia teoria del linguaggio, testi letterari antichi, testimonianze storiche e osservazioni neurofisiologiche, Jaynes sostiene che la coscienza non accompagni l'essere umano fin dalle origini, ma sia un'acquisizione relativamente recente. Prima della sua emersione, l'esperienza umana sarebbe stata dominata dalla "mente bicamerale", in cui le decisioni prendevano la forma di voci interiori vissute come comandi divini.
Oggi, mentre voci non umane tornano a influenzare pensieri e azioni, Jaynes ci spinge a riconoscere che la coscienza è una fragile conquista storica, costantemente esposta a metamorfosi.